Casella di testo:  












Giorgio Bompiani è nato a Roma nel 1938 ed a Roma vive e svolge la sua attuale attività primaria, quella di nonno.
Durante la sua vita lavorativa come ingegnere, ha scritto molto, ma per dovere e senza alcun piacere, poi andando in pensione si è dedicato ad una sua vecchia passione, la ricerca storica.
Con un approccio veramente molto ingegneristico, ha addirittura frequentato un corso di paleografia latina all'Università “La Sapienza” di Roma, per evitare di trovare ancora documenti interessanti e non saperli leggere.
Nel corso delle sue scorribande negli archivi, si è imbattuto nella figura di un uomo la cui vicenda umana lo ha affascinato, quella di Ludovico, di cui parleremo più approfonditamente nella seguente intervista.
 
Hai una sviscerata passione per la storia. Da dove nasce?
Si, la storia è interessante, ma la mia passione è quasi più rivolta alla ricerca in sé. Quello che trovo esaltante sono le piccole e le grandi scoperte.
Riuscire alla fine a trovare il documento ipotizzato, e scoprire in esso le risposte cercate ripaga di tutta la pazienza e le ore di lavoro che quel ritrovamento è costato.
Devo comunque precisare che non parliamo della “grande” storia, quella importante, quella della quale si sa già molto e sulla quale hanno lavorato molti specialisti. Lì un dilettante avrebbe poco da scoprire di nuovo. Parliamo invece delle storie mai esplorate di personaggi o di famiglie o di istituzioni delle quali si sa poco o niente. Parlo, per esempio, della storia familiare di un artista, oppure della storia di una istituzione come il “S. Gabriele” di Roma che risale al '500 e di cui in realtà si sa pochissimo e così via.
Il fatto di vivere a Roma, mi agevola in questo, fra archivi di Stato, archivi del Vaticano, archivio Capitolino, archivio del Risorgimento ecc e poi le tantissime biblioteche di accademie ed altre istituzioni secolari ricche di testi antichi, ce n'è veramente per tutti i gusti.

Come ti sei imbattuto nella vicenda di "Ludovico"? 
In S. Maria del Popolo a Roma c'è la lapide di un avvocato romano morto nel 1833. Partendo da lì, ho trovato negli archivi che questo signore aveva avuto la bellezza di 12 figli. Allora mi è parso interessante trovare il suo testamento. Non è stato affatto facile, ma alla fine con grande soddisfazione, che ancora oggi ricordo con piacere, ci sono riuscito.
Poi indagando sui figli di questo signore ho trovato che il maggiore dei maschi che, per le abitudini del tempo avrebbe dovuto essere il suo “erede universale”, si era invece fatto monaco. Questa stranezza mi ha incuriosito.

In che senso ti ha incuriosito?
Vedi, nelle famiglie facoltose e con moltissimi figli, all'epoca, si usava che il maggiore dei maschi ereditasse tutto il patrimonio ed avesse il compito di pagare la dote delle sorelle e le rendite vitalizie ai fratelli. Il convento era quindi un destino generalmente riservato ai figli cadetti ed alle figlie femmine per motivi fondamentalmente economici. Per questo un primogenito che si faceva monaco ha attratto la mia attenzione. Un suo fratello minore Gesuita, mi è passato infatti completamente inosservato.

 
Perché proprio questo personaggio?
Fino a questo punto, ciò che mi muoveva era il piacere della ricerca in sé, poi Indagando su di lui, negli archivi del suo Ordine monastico e in alcune carte ancora oggi custodite dalla famiglia, ho scoperto il dramma umano che ha sconvolto la sua vita.
Questo mi ha attratto ed ho pensato che era tanto interessante che valeva la pena di raccontarlo e farlo conoscere e questo, appunto, ho cercato di fare nel mio romanzo.
 
Lo stesso periodo in cui è ambientato il romanzo, quello risorgimentale, ha per te significati suggestivi? 
Sì, direi proprio di sì ed anche molto interessanti. In quel periodo, e non solo in Italia ovviamente, c'era il grande fermento delle idee affermatesi con la Rivoluzione Francese che esigeva cambiamenti un po' in tutti gli stati europei e non.
Negli stati italiani c'erano quindi movimenti e tendenze verso e contro la formazione di uno stato nazionale, ma non bisogna dimenticare che lo Stato Pontificio era oltretutto uno stato teocratico e quindi l'unità nazionale era qui considerata ancora più sovversiva che altrove.
Da questo particolare aggiuntivo, a mio parere, nasce il grande interesse del dramma di quest'uomo profondamente religioso ed al tempo stesso convinto sostenitore dell'Unità d'Italia.


Ha richiesto molte ricerche la scrittura del romanzo?
Sì, moltissime. La vita del mio protagonista comincia a Roma, si svolge per un breve periodo a Genova e poi a Lione, Londra e Newcastle.
È stato quindi necessario ricostruire l'ambiente dell'epoca in tutti questi luoghi e mi sono concesso la piccola vanità di riportare in coda al romanzo l'elenco delle fonti consultate.
Fare queste indagini mi è piaciuto molto e direi che il risultato è buono: la storia è di fantasia negli eventi quotidiani e personali di Ludovico e della sua famiglia, ma rigorosamente esatta nei riferimenti storici.

 
Quali sono i tuoi prossimi progetti? 
Nel portare a termine “Ludovico”, devo aver contratto una qualche specie di infezione virale ed infatti, mentre ero alla ricerca di un editore adatto, ho scritto un altro romanzo che ora è in fase di revisione finale. Prossimo progetto è quindi la pubblicazione del secondo romanzo che però è di genere completamente diverso, qui niente ricerca, ma solo fantasia. Sono certo ormai che ne seguiranno altri, pare infatti che la mia malattia sia cronica.

 
Perché hai scelto Lulu come vetrina e canale di vendita della tua opera? 
 
Non ero soddisfatto delle proposte editoriali che avevo ricevuto e stavo ricevendo, quando qualcuno mi ha suggerito di dare un'occhiata a Lulu.
Ho passato quasi una nottata a leggere le FAQ ed il giorno dopo ho deciso di partire per questa doppia avventura: autore e contemporaneamente editore. Gestire in proprio la responsabilità intera del successo o dell'insuccesso era, in fondo, quello che cercavo.
 

LA CITTÁ DELL’ANIMA

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GIORGIO BOMPIANI: GLI ASPETTI MENO CONOSCIUTI E "UMANI" DELLA STORIA

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Ludovico

Ludovico dopo aver scelto la vita ordinata e tranquilla del monaco Benedettino si innamora dell'idea del risorgimento e dell'unità d'Italia. Questa convivenza in lui di due passioni irrinunciabili e che nella Roma di allora non erano conciliabili, cambia tutto provocando una svolta drastica ed irreversibile del corso degli eventi. La sua vicenda si snoda sullo sfondo dei moti patriottici che nell'800 trasformarono l'intera Europa sull'onda delle nuove idee nate nella rivoluzione francese e diffuse dalle campagne napoleoniche.

Giorgio Bompiani